Il Bel Paese; un Solarium.

Capitolo I — Il sole che pretende visibilità.

Tratto da:Onda Lucana®byAntonio Morena

Il sole non era mai stato gentile con quel paese, ma qui, tra le vie bianche e i balconi fioriti, sembrava aver trovato una nuova missione: renderlo splendente, come una scena all’aperto in cui ognuno è invitato a esporre il proprio volto al pubblico. Le finestre dei palazzi, dipinte di giallo e ocra, si spalancavano a ogni ora come palpebre immerse in luce. E la luce, invece di essere una contingenza atmosferica, diventava un tessuto sociale, una tela su cui ciascuno dipingeva se stesso.

In questa città, che si sarebbe potuta chiamare semplicemente Bel Paese se non fosse per l’abitudine a saturare ogni appellativo di poesia, la democrazia non era un concetto a teoria, ma una pratica quotidiana. Ogni stradina sembrava un palco improvvisato: i baristi discutevano con i pensionati; i ragazzi, con zaini pieni di serate e promesse, raccontavano ai nonni i video che avevano visto nel pomeriggio. Tutto era pubblico per definizione: la strada era una galleria trasparente, dove la voce di ciascuno poteva attraversare l’aria e trovare ascolto o, al contrario, risonanza tagliente.

Tra i vicoli, una giovane insegnante, Elena, apriva porte e finestre come si aprono, per necessità o per gioco, a nuove possibilità. Non era una rivoluzionaria né una salvatrice; era una costruttrice di ponti tra coloro che avevano imparato a pensare in un modo e coloro che, con coraggio incerto, volevano provare a pensare in un altro. Le sue mani, abituate a toccare libri e tasti di un computer portatile, erano al contempo mani di artigiana: tagliavano il dubbio lungo le cuciture del quotidiano.

Ma il sole, dapprincipio benedetto, cominciò a farsi sentire anche in modo meno tenero. Alcune finestre si chiusero bruscamente, altre rimasero spalancate, come bocche che non trovavano più alcuna parola in grado di soddisfare la fame di protagonismo. Le generazioni, una volta unite da una comunanza di bisogni semplici — lavoro, casa, sicurezza — iniziarono a distinguersi non più per età o status, ma per una nuova grammatica politica: chi desiderava cambiamento rapido, chi chiedeva prudenza, chi temeva di perdere qualcosa che già si aveva a portata di mano.

In quel contesto, la metafora del solarium si fece carne in modo ambiguo. Il Bel Paese era un grande solarium, certo, ma non tutti i raggi arrivavano agli stessi angoli della città. Alcuni quartieri languivano sotto la polvere di un passato ancora troppo presente, altri brillavano di una modernità che sembrava arrivare sempre in ritardo. Eppure, anche in quelle dissonanze, la luce offriva una possibilità: di guardarsi senza maschere, di riconoscere ferite e feritoie, di riconoscere che la democrazia, per quanto potente, resta una forma di relazione tra soggetti concreti, tra persone.

Immagine di copertina creata dalla tecnologia con Intelligenza Artificiale.

Tratto da:Onda Lucana®byAntonio Morena

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