Il Lucano Francesco Lorusso: L’Arte nel Culto di Madre Teresa.
Il 4 settembre 2016 Papa Francesco proclamava santa Teresa di Calcutta davanti a migliaia di fedeli. A custodire la reliquia della donna che aveva scelto gli ultimi c’è oggi un’opera nata dalla sensibilità di un giovane architetto lucano, Francesco Lorusso. Una storia che affonda le radici in anni di volontariato accanto alle Missionarie della Carità, in Italia e in diverse parti del mondo.
La storia di Francesco Lorusso e del suo reliquiario dedicato a Madre Teresa rappresenta una fusione unica tra arte, spiritualità e esperienza umana. Lorusso, originario di Palazzo San Gervasio in Basilicata e formato in architettura a Firenze, ha saputo tradurre la sua profonda esperienza di volontariato con le Suore Missionarie della Carità in un’opera che va oltre la mera materia. La scelta di utilizzare legni provenienti da luoghi di sofferenza e di testimoniare la realtà dei più vulnerabili è emblematico di una sensibilità artistica profondamente radicata nell’umanità.
La croce, simbolo centrale dell’opera, non è solo un oggetto sacro ma diventa un potente richiamo alla missione di Madre Teresa, evidenziando la sua risposta al grido di Cristo: “Ho sete”. La rappresentazione della sofferenza, della bellezza e della nobiltà, racchiusa nel reliquiario, riflette una comprensione intima del messaggio della Santa. Il blu del sari e il bianco che porta la scritta “I THIRST” evocano la sua figura e il suo lavoro instancabile tra i più bisognosi.



Inoltre, Lorusso ha scelto di lasciar visibile la base in ferro, volutamente grezza, come chiara allusione a come la società spesso tende a disprezzare i poveri, in contrasto con l’amore e il rispetto che Madre Teresa professava nei loro confronti. Così, ogni elemento – dal legno alle finiture dorate – racconta una storia di fede e servizio, rendendo il reliquiario non solo un’opera d’arte, ma un vero e proprio racconto di umanità e compassione.
A dieci anni dalla canonizzazione di Madre Teresa, l’opera di Lorusso in San Pietro non rappresenta solo un tributo alla Santa, ma anche un richiamo all’importanza dell’impegno verso i più fragili, ripercorrendo un cammino di vita che unisce un giovane architetto lucano con una figura universale di carità e amore. Questa connessione personale e profonda tra l’autore e la sua opera invita a riflettere su come la vera arte possa emergere dalle esperienze di vita e dal servizio al prossimo.
Fonte: Si ringrazia per il presente comunicato Alessandro Di Leo, immagini dell’autore.
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