Il pane dei poveri: le castagne

Tratto da:Onda Lucana®by Franca Iannibelli 

Siamo in autunno inoltrato periodo della raccolta del frutto del castagno, conservo in quest’ambito un valido ricordo. Il mio paese nel cuore del parco Nazionale del Pollino, è immerso in fitti boschi di castagno. Il frutto del castagno è da sempre un valore aggiunto ai territori, fin dai tempi remoti, dal punto di vista alimentare sia per la fauna selvatica che per il lungo cammino dell’uomo nella sua storia e anche nello sfruttamento come risorsa per la produzione di legname. Il suo frutto era una merce di scambio, oltre che destinato all’allevamento,  si raccoglievano in ampia scala per soddisfare il fabbisogno delle comunità locali e non.

Un frutto con enormi benefici nutrizionali classico prodotto dei boschi italici ed europei, un albero monoico dove nello stesso contempo sbocciano sia i fiori maschili che femminili.  Chiamato dai molti “Il pane dei poveri” in quanto era alla base della dieta alimentare delle popolazioni di montagna contenente carboidrati, senza glutine e meno grassi, ricco di omega 3/6, oltre alla presenza di minerali e vitamine.

Foto: Franca Iannibelli

Il castagneto demaniale, era la fonte per coloro i quali ne avevano bisogno, iscrivendosi in apposite liste al municipio per la raccolta, bastava versare una piccola quota. Ricordo che la mattina le donne partivano ben presto, ognuno sceglieva una località (era molto vasto il luogo) e dopo una buona raccolta di circa un tùmulo, cioe’: il tomolo (antica unità di misura che si è usata per un lungo periodo nella Italia del Sud) si riunivano tutti in un punto ben preciso frazionandole in parti uguali, (es. attraverso un grande secchio in primis per poi diminuire il volume in base alla quantità in altri contenitori più piccoli).

Chi aveva l’asino caricava i sacchi sul dorso, chi no doveva sacrificarsi per trasbordare il prodotto raccolto fisicamente nel punto dedicato. Molte le donne, le quali si preparavano per questo increscioso “rito” posizionando il carico sulla schiena blindato da una corda incrociata (a mo’ di zaino).

Una volta arrivati a destinazione il frutto veniva steso sul pavimento affinchè perdesse quella umidità assorbita evitando la formazione di quelle spore sottili, comunemente chiamata muffa.

In quest’era industriale quel sacrificio che coinvolgeva il grande numero di residenti si è nel tempo andato un po’ a sbiadire, oggi attraverso nuove strade d’accesso, mezzi meccanici, e quant’altro, è divenuta una vera produzione che va a soddisfare il mercato nazionale nel modo più variegato possibile, per cui quella antica atmosfera dai sapori lontani di una tradizione contadina resta nei miei ricordi e pronta per essere raccontata alle nuove generazioni.

Tratto da:Onda Lucana®by Franca Iannibelli 

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Si ringrazia l’autore per la cortese concessione –  Foto di copertina e interna fornita da Franca Iannibelli.