La Diga di Monte Cotugno: Gestione delle Risorse Idriche e Tutela Ambientale – (Le belle immagini della Lucania).
Tratto da: Onda Lucana®byAntonio Morena
La diga di Monte Cotugno, situata nel territorio di Senise, in Basilicata, è una delle principali infrastrutture idrauliche del Mezzogiorno e svolge una funzione strategica nella raccolta, regolazione e distribuzione delle risorse idriche del bacino del fiume Sinni. Realizzata mediante uno sbarramento in terra, l’opera forma un invaso artificiale di notevole estensione e capacità, destinato a immagazzinare parte delle portate del fiume e a renderle disponibili nei periodi in cui la domanda supera la disponibilità naturale. La sua costruzione rispondeva all’esigenza di sostenere lo sviluppo agricolo, civile e industriale di un’area caratterizzata da una distribuzione irregolare delle precipitazioni e da una marcata variabilità stagionale delle portate. In questo contesto, l’invaso costituisce un elemento fondamentale dei sistemi di approvvigionamento e trasferimento idrico che interessano la Basilicata e la Puglia, contribuendo a soddisfare diversi usi della risorsa, tra cui quello potabile, irriguo e industriale.
La diga è generalmente descritta come una delle maggiori opere in terra battuta d’Europa; le sue dimensioni e la capacità dell’invaso ne testimoniano l’importanza tecnica e funzionale. La struttura, lunga circa 1.850 metri al coronamento e alta circa 60 metri, è progettata per contrastare la pressione esercitata dall’acqua attraverso la massa del rilevato e mediante specifici dispositivi di tenuta e drenaggio. In una diga di questo tipo, la stabilità del corpo arginale dipende dalla corretta progettazione dei materiali, dalla distribuzione delle pressioni interne e dal controllo delle infiltrazioni. Per questo motivo, la gestione dell’opera richiede verifiche e attività di monitoraggio costanti, comprendenti l’osservazione dei livelli dell’invaso, il controllo delle eventuali filtrazioni, la valutazione delle deformazioni del rilevato e la manutenzione degli organi di scarico e delle opere accessorie. Il bacino artificiale consente di accumulare volumi d’acqua durante le fasi di maggiore disponibilità e di regolarne il rilascio in funzione delle necessità del sistema.
Questa funzione di compensazione è particolarmente rilevante nei periodi di siccità, quando la riduzione degli apporti naturali può determinare criticità per l’agricoltura, per gli usi civili e per le attività produttive. La distribuzione dell’acqua attraverso reti e condotte richiede tuttavia una pianificazione coordinata tra i diversi territori e settori utilizzatori, poiché la domanda complessiva può variare nel corso dell’anno e le disponibilità sono condizionate dalle precipitazioni, dalle portate del fiume e dallo stato dell’invaso. Tra gli impieghi industriali associati al sistema idrico figura anche il sostegno alle attività del comparto siderurgico di Taranto, insieme alle altre esigenze produttive e civili servite dalle infrastrutture di adduzione. La presenza del bacino ha inoltre determinato una trasformazione significativa del paesaggio locale. Le oscillazioni del livello dell’acqua, legate agli apporti, ai prelievi e alle condizioni climatiche, modificano periodicamente l’estensione della superficie sommersa e lasciano emergere fasce di terreno lungo le sponde. Durante i periodi di maggiore riempimento, l’invaso assume l’aspetto di un ampio specchio d’acqua inserito nel paesaggio collinare; nei periodi di abbassamento, invece, diventano visibili le aree normalmente sommerse, caratterizzate da suoli esposti e da una ridotta copertura vegetale. Queste variazioni sono una conseguenza del funzionamento dell’opera, ma possono incidere sulle condizioni ecologiche delle rive e degli habitat circostanti. La modifica del regime idrologico naturale può influenzare il trasporto dei sedimenti, la disponibilità di habitat per le specie acquatiche e terrestri e le dinamiche della vegetazione ripariale. Anche la qualità dell’acqua deve essere considerata con attenzione, poiché dipende da diversi fattori, tra cui la temperatura, la circolazione e il ricambio delle masse idriche, l’apporto di nutrienti e le attività svolte nel bacino e nei territori limitrofi.
La gestione dell’invaso deve quindi integrare gli obiettivi di sicurezza e continuità degli approvvigionamenti con la tutela degli ecosistemi e la prevenzione degli impatti ambientali. A tale scopo è importante disporre di dati aggiornati sulle portate, sui livelli e sulla qualità dell’acqua, definire criteri di rilascio compatibili con le esigenze del sistema fluviale e adottare misure di risparmio e riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione. La pianificazione deve inoltre considerare gli effetti del cambiamento climatico, che può accentuare l’alternanza tra periodi di precipitazioni intense e fasi prolungate di siccità, rendendo più complessa la previsione delle disponibilità idriche. In tale quadro, la diga di Monte Cotugno non è soltanto un’opera di sbarramento, ma una componente di un sistema territoriale più ampio, nel quale infrastrutture, attività economiche, comunità locali e ambiente sono strettamente interconnessi. La sua efficacia dipende tanto dalle caratteristiche costruttive quanto dalla qualità della gestione, dalla manutenzione e dalla collaborazione tra i soggetti responsabili della risorsa. Riconoscere il valore strategico dell’invaso significa, pertanto, considerare insieme i benefici derivanti dall’accumulo e dalla distribuzione dell’acqua e le responsabilità connesse alla sua gestione. Un approccio tecnico e sostenibile deve perseguire l’uso efficiente della risorsa, la sicurezza dell’opera, la tutela della qualità ambientale e una ripartizione equa tra i diversi utilizzi, così da ridurre la vulnerabilità del territorio e garantire nel tempo condizioni adeguate per le comunità e per le generazioni future.










Si ringrazia: Pasquale La Becca, Rocco Morelli , Rocco Spagnuolo , Miky Da Lioni, Alfonso Latocca, Pina Chidichimo, Francesco Pignatosi, Miriam Salerno. Video: Lucania.tv.it
Tratto da: Onda Lucana®byAntonio Morena
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