Settimana Santa.
Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda
Nel calendario liturgico il periodo più intenso dell’anno, il cardine attorno a cui ruota la vita degli uomini, è la Settimana della Passione, Morte e Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Ora, in un tempo ateo come questo, dove si rincorrono chimere in moneta sonante, frusciante, e da un po’ di tempo soprattutto lampeggiante di bit, a tutto si pensa fuorché all’Escatologia. Tuttavia, questo panorama di generale appiattimento sulla dimensione ilica trova un punto di uscita, di verticalità, negli angoli geografici tenacemente ancestrali della nostra epoca.
Uno di questi è, grazie a Dio, la Basilicata. Terra tradizionale, si direbbe per eccellenza, perché ha resistito ad ogni “tentazione” progressista, nel senso che non si è fatta mai travolgere dagli istinti devastanti, di quella cancel culture che il mondo anglosassone auspica per tutti i popoli del pianeta, che loro non sono in grado di eguagliare in bellezza e sapienza. E allora, la grandezza spirituale della Lucania-Basilicata si dispiega nel mondo fisico per mezzo dei riti pasquali, nei toccanti, commoventi, attimi in cui si rievoca la morte del Salvatore del mondo.
Nelle rappresentazioni sacre che tramutano i paesini lucani in tante Gerusalemme; laddove, nel mezzo delle viuzze, il popolo s’accalca a seguire la prima, seconda e terza caduta dell’improvvisato attore locale che, per voto, interpreta il Cristo. L’avvenente “zingara”, simbolo del paganesimo, tintinnante di ori che gli penzolano dal collo alla vita, lancia bucce di lupini sul capo già gravato dalla corona di spine. Riparte il cammino verso il “Calvario”, di solito la posizione più alta e accessibile, del paese. Segue la simulazione dell’ultima agonia sulla croce e intanto, tra la folla, si presenta ciò che è facilmente immaginabile si sia visto nella realtà storica; ovvero, tra le tante persone che seguivano con compassione, altre erano intente a pensare a cosa mettere fra i denti, oppure a darsi l’appuntamento per la serata, dove andare a far bisbocce.
Dicono gli anziani che mondo era, mondo è e mondo sarà. Certo, senza dubbio è così, c’è sempre stato chi propendeva per il sacro e chi per la vita pratica. Qualcosa è però mutato ed è la speranza, quel telos dei greci, la missione. Ma, se essa torna ad ammantarsi di carità cristiana, quella che s’ostina a restare nei lucani, non tutto è perduto, che si vinca o fallisca non ha importanza, ciò che conta è l’esserci, come diceva il grande Kierkegaard. Continuare nei riti, nell’ostinazione a restare dove si è nati, e magari anche se stai con lo sguardo al Cielo d’improvviso si realizza una speranza terrena: tipo il miliardo che ha portato ieri la presidente del consiglio Meloni al governatore Bardi, sono tanti e possono rilanciare la regione, che da sempre ha fame di infrastrutture. E allora buona Pasqua di Resurrezione, Lucania mia, perché le vie del Signore sono Infinite.
Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda
Si ringrazia l’autore per la cortese concessione.
Immagine di copertina creata dalla tecnologia con Intelligenza Artificiale.
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