Successo, quella parolina magica di cui forse conosciamo la formula sbagliata.

Tratto da:Onda Lucana®by Angela De Nicola

Successo, felicità, benessere. Che senso hanno per l’uomo medio occidentale questi tre sostantivi? L’immagine più comune che quasi istintivamente viene fuori da questa triade “vincente” di valori è quella di macchine di lusso, potere, sorrisi sgargianti, vestiario impeccabile e ville sul mare. Se è vero però che a gloria non si vien senza fatica, è altrettanto vero che esistono al mondo successi e successi, glorie e glorie, fatiche e fatiche. Jeff Bezos, Elon Musk, Margaret Thatcher o Jackie Kennedy-Onassis, sono sì icone per eccellenza del “vincitore” moderno e contemporaneo, ma non rappresentano né l’interezza né la totalità del discorso che ruota intorno al successo. Questo perché – evidentemente – il successo è un modo di essere che ad ogni livello e in ogni momento della storia personale ci attraversa e ci riguarda, anche se forse, di tutto ciò, non ne abbiamo la benché minima consapevolezza. Siamone certi invece: non esiste un successo di serie A e uno di serie B, non esiste il successo di Rihanna o Beyoncé e il mio successo.

Tutto fa parte di diversi cammini di vita nella scrittura della storia umana. E per dirla ancora meglio, non esiste vero fallimento se non ciò che rientra nell’oggettivamente esecrabile come l’aver ucciso, l’aver rubato o affini. Il successo è certo anzitutto parente, allora, di una buona moralità. E – si sa – una buona condotta morale di solito conduce alla serenità che a sua volta è garanzia di successo. Dunque, alla luce di tutto questo, riformuliamo la domanda e chiediamoci: cos’è davvero il successo? Non certo e non solo l’arrivare chissà dove o il fare chissà cosa. Mental coach, formatori, guru motivazionali, abbondano come non mai nell’ultimo decennio: tanti di loro affermano fortemente che nella vita è fondamentale porsi obiettivi ambiziosi, decidere dove si vuole arrivare e fare di tutto per arrivarci, limitando però in tal modo prepotentemente la chiave di lettura e l’approccio al valore intrinseco ed oggettivo del successo.

Vale allora davvero la pena aggiustare il tiro su questa parolina magica che colorerebbe le nostre vite, perché forse finora abbiamo semplicemente sbagliato bersaglio nei nostri obbiettivi, concetti, idee o esempi relativi al successo. E forse anche e soprattutto perché è proprio l’ossessione per parametri e traguardi di successo in sé – spesso non commisurati né al proprio ambiente geografico e sociale né alla propria natura – che invece di aiutarci a migliorare nella soddisfazione personale, diventa rischio di un’ulteriore fonte di stress, e paradossalmente dunque di “fallimento”.

Sottolinearlo ancora una volta non è mai abbastanza: noi non siamo i nostri obiettivi. Noi siamo persone con un nostro percorso e con una nostra storia. Al massimo – e questo è fondamentale – noi siamo la somma delle nostre abitudini, perché è proprio a partire dalle piccole abitudini quotidiane possiamo dare alla nostra vita una nuova direzione, la costanza cioè di un successo tangibile, vero e concreto che non ha bisogno di somigliare in maniera forzosa agli obiettivi di una star del cinema o della televisione.

Sappiamo tutti che il vero cambiamento non nasce da una singola grande svolta, bensì dalla combinazione di tanti miglioramenti giornalieri, abitudinari, quasi impercettibili: un piccolo passo alla volta che equivale ad un progresso quotidiano dell’uno per cento. E questo vale per me così come per l’icona mondiale del momento. Ricordate il famoso Best Sellers: “Fatti il letto” di William H. McRaven? Se non ce l’avete, mettetelo tra gli indispensabili della vostra libreria: è dall’azione apparentemente insignificante del rifarsi il letto ogni mattina che nasce la pratica del portare a termine – con calma e con costanza – dunque con “successo” tutti gli altri obiettivi della giornata, concretizzando da lì gli obbiettivi di un’intera esistenza. Dal rifarsi il letto, ovvero da una disciplina quasi militare, autocratica eppure semplicissima – sostiene McRaven – si imparano a mettere in pratica le cose di ogni giorno e dunque la costruzione di un cammino in nome di una costante diventa (almeno mentalmente) una cosa davvero accessibile e non campata in aria.

E’ che davvero, infine, se si vuole diventare pienamente umani anche nel successo, occorre staccare la spina più di una volta da una società ipercinetica, iper competitiva a gloria dell’immagine o del sorriso h24 come quella attuale: solo questo ci consentirà di avere – finalmente – obiettivi di successo il più possibile reali e a portata della nostra persona. Resettare il nostro cervello da una “società social” che non ci insegna e non ci educa a concetti più umani, più a portata del quotidiano anche per quanto riguarda il successo, è fondamentale per non rischiare un giorno di auto etichettarsi come falliti senza esserlo realmente.

Il mio successo è oggi, è qui e ora: superare un fallimento o una grave delusione, riuscendo a trovare l’equilibrio nel mezzo di una battaglia durissima, rappresenta un successo. Successo è la coerenza nel portare avanti con dignità un lavoro; successo è credere nel proprio progetto familiare o in un progetto sociale. Successo è alzarsi la mattina trovando sempre un barlume di ottimismo anche se piove e siamo nel bel mezzo di un grigio inverno. Prendiamone al più presto consapevolezza. Successo è riconoscerci per come siamo, con tutti i nostri dubbi, le nostre debolezze e i fallimenti passati, accettando di diventare i protagonisti della nostra vita, gli eroi della nostra storia, esseri cioè capaci davvero di scrivere di proprio pugno, in maniera personale e non da fotocopia, il libro dei propri giorni.

Successo non è – e questo davvero per chiudere il cerchio in coerenza e bellezza – conformarsi ad uno status sociale preconfezionato di donne o uomini vincenti (l’ideale è avere due figli invece che uno, l’ideale è trovare un lavoro preferibilmente statale, l’ideale è possedere una casa completamente autonoma, l’ideale è abitare in una zona residenziale, l’ideale è avere una seconda automobile e così via) perché sappiamo bene quanto una società appiattita nei suoi slanci sia destinata infine a morire.

Non è necessariamente l’adesione a formule socialmente standardizzate a garantire quella sensazione di completezza che tutti cerchiamo. Anzi. Consapevoli che spesso una società “a righe grigie e tutte parallele, tutte più o meno uguali” non ha mai prodotto quel sottile scatto della diversificazione che è humus naturale per la nascita del “genio” che a sua volta è frutto di una ricerca assidua e fantasiosa per la sopravvivenza, siamo pur certi che l’originalità di diverse scelte o diverse vie per il successo e per il benessere personale in completa convivenza, pluralità e tolleranza, è fenomeno che dà vita ad una società multiforme, dunque ricca, dunque vincente. Si dice che il mondo è bello perché è vario.

Per fortuna. E la storia è stata sempre scritta a partire da desideri e spinte diverse, anzi contrastanti. Rimaniamo perciò pienamente e onestamente noi stessi anche nella ricerca del nostro successo e saremo davvero originali e felici perché avremo risposto alle nostre reali vocazioni. Sarebbe un paradosso infatti non essere più al timone della nostra nave nemmeno quando si tratta di dirigere il corso di disegni e desideri intimi e personali, forze che invece stiamo abbandonando al caso e all’algoritmo sociale, alla mercè dei forti, parametri che permettiamo siano plasmati ormai da società stravolte, abitate da un “Dio che non conosciamo” ed evocate da “formule magiche sbagliate” o che non conosciamo pienamente. Non recitiamole più. Non sappiamo davvero a quale risultato potranno mai portare in un futuro prossimo o remoto. E allora viva il successo. Il mio. Che è bello. Proprio perché è mio.

Tratto da:Onda Lucana®by Angela De Nicola

Si ringrazia l’autore per la cortese concessione. Immagini di copertina tratta da repertorio di Angela De Nicola.

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