I Predicatori nel Passaggio tra l’Età Feudale a quella Borghese – Quarta Parte.

Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda

Com’era prevedibile la crociata si risolse in un massacro di eretici; non potendo essere sconfitti nella materia, ne furono letteralmente espulsi! Questo fu il pensiero dei cavalieri nel mentre sterminavano gli albigesi. Ma, nonostante il perdurare della legge di spada, dal che trova conferma l’insuccesso della parola tra i monti d’Occitania, una nuova strategia evangelizzatrice prendeva forma negli stessi anni. Ad incarnarla furono i predicatori, che così s’accreditarono quale arma in più per la chiesa. E, paradossalmente, siano stati essi domenicani o francescani, trovarono fonti s’ispirazione proprio in quei nemici dell’ortodossia sterminati nel meridione del regno di Francia. Grazie ai catari, giusto ribadirlo, i frati predicatori indicarono nel pauperismo il sistema esistenziale utile a raggiungere il Paradiso. Divennero così funzionali alla lotta contro il nascente potere delle borghesie, di quella gente che tesaurizzava per investimenti, dunque mirava all’arricchimento: una bestemmia per chi si professava Cristiano!

Il dualismo materia-spirito rimase il tema dominante della cultura cortigiana negli anni dell’umanesimo e della rinascenza classica. Nel mentre lo gnosticismo continuava ad agire come fiume carsico: conservarsi ben celato per poi emergere in ogni epoca. Purtuttavia, il suo carattere proteiforme gli evitò l’esclusiva dell’eresia religioso-politica (di quella che abbiamo visto nel conte di Tolosa), bensì e in modo diremmo subdolo s’espresse in vari modi. Ad esempio nei dipinti di Michelangelo oppure negli scritti di Marsilio Ficino, entrambi affascinati dalle letture delle ritrovate Enneadi, al tempo in cui gli ultimi bizantini (su tutti Bessarione), in fuga dalle cannoniere turche portarono in Italia il neoplatonismo. Dunque la gnosi non fece altro che covare come fuoco sotto la brace per poi ridivampare, e questa volta sì politicamente, in Baviera, nel XVIII secolo, con la setta degli Illuminati messa in piedi da Johann Adam Weishaupt: la massoneria, coi suoi propositi rivoluzionari, di sovvertimento dell’ordine costituito, non è altri che la versione moderna dell’antico catarismo-gnosticismo. Ai predicatori va riconosciuto quindi il merito di aver trattenuto le forze ctonie (intese come rivoluzionarie, antitetiche all’universalismo cesaropapista) e per tutto il periodo che vide il passaggio di potere fra l’aristocrazia militare-feudale a quella borghese del denaro. Dai pulpiti e dalle piazze ammonirono sugli eccessi di cui è vittima la natura umana, perciò sferzarono e in egual modo sia il nichilismo che la mondanità: la fuga dal mondo e l’edonismo.

Ma quel mondo cittadino che andava affinando le sue strutture pubbliche, e che perciò favoriva l’aumento del numero di proprietari di terre e abitazioni, era anche incline a svincolarsi dagli ammonimenti, specie se a carattere religioso. D’altronde accade sempre così nelle fasi storiche di benessere diffuso: emerge il laicismo gaudente a scapito delle profonde riflessioni escatologiche. Eppure, all’ottimismo di inizio ‘300 sopraggiunse una del tutto inaspettata carestia (che in Italia poi fu e da sempre più unica che rara). Recenti studi hanno confermato le antiche cronache che riportano di inverni particolarmente lunghi. I carotaggi al polo Nord evidenziano un effettivo cambiamento climatico per i primi anni del XIV secolo. Questo raffreddamento del continente europeo provocò la riduzione drastica dei raccolti di cereali, la base della dieta dell’umanità antica. A ruota, cominciarono a crollare le popolazioni che, indebolite fisicamente, furono preda facile per la pandemia di peste sopraggiungente.

Di sicuro il flagello peggiore mai capitato tra quelli in cui il fattore umano risultò del tutto assente. La peste nera (così detta per via del colore dei bubboni), si diffuse con una virulenza tale da decimare la popolazione europea di almeno un terzo dei suoi abitanti: si stimano 20 milioni di morti nel giro di sette anni, dal 1346 al 1353. Eppure non si trattò di una novità assoluta, coi fenomeni pestilenziali gli antichi praticamente ci “convivevano”. La scarsa igiene era il veicolo preferito di ogni sorta di infezione-contagio, anche perché nell’età media non si riusciva a gestire le acque come nel mondo classico. Inoltre, determinante per l’incremento dei fenomeni pandemici, nonché della loro micidialità, fu la crescita delle città.

Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda

Si ringrazia l’autore per la cortese concessione.

Immagine di copertina creata dalla tecnologia con Intelligenza Artificiale.

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