I Predicatori nel Passaggio tra l’Età Feudale a quella Borghese – Terza Parte.

Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda

Salito al soglio nel 1198, papa Innocenzo III tentò da subito la via diplomatica nei confronti degli eretici transalpini. Acciò spedì in Linguadoca una delegazione di frati a redimere quelle coscienze traviate dall’ostentazione di povertà e dal disprezzo per il mondo; tali religiosi-missionari andavano così strutturandosi come antesignani di una specifica classe di esperti nell’eloquio che si dedicherà, da allora e per i secoli avvenire, alla predicazione. Parallelamente a queste azioni, diciamo sul campo, il pontefice provvide anche per via diplomatica, imponendo al re di Francia, Filippo Augusto, di intervenire verso Raimondo VI di Tolosa, conte di Melgueil e Tolosa, nonché marchese di Provenza (territori in cui si era sviluppata l’infezione gnostica), affinché si risolvesse a debellare l’eresia. Tuttavia, le circostanze politiche non permisero al potere centrale di intervenire nel Midi con la giusta energia; s’era agli esordi delle guerre con l’Inghilterra per cui Filippo Augusto fu impossibilitato ad esercitare pressioni decise sul suo vassallo (a costo anche di destituirlo) conte di Tolosa, oramai acclaratosi protettore degli eretici. Malgrado ciò, nelle aree in oggetto vennero comunque inviati diversi baroni, com’è ovvio in netta maggioranza provenienti dal regno francese; molti però sopraggiunsero anche dal resto della cristianità: s’è detto che papa Innocenzo III aveva forte carisma, mostrandosi davvero Signore dei regni cristiani.

Intanto, scomunicato nel maggio 1207 e con un interdetto posto sulle sue terre, Raimondo pareva sempre più isolato: l’energico papa stringeva il cosiddetto cappio intorno alle terre ribelli. E tuttavia cercò ancora la via diplomatica, inviando altri predicatori e questa volta provenienti soprattutto dall’ordine cistercense, cresciuti dunque con gli insegnamenti del grande Bernardo di Chiaravalle. S’arguisce da ciò che s’abbisognava di sacerdoti sempre più ferrati teologicamente. La situazione, al di là della facile e scontata vittoria militare, era ben più complessa: questi catari si mostravano irriducibili alla versione ortodossa del Creato emanazione di bontà divina!

Sotto la direzione del legato pontificio Pietro di Castelnuovo (noto anche come Pierre de Castelnau), i predicatori riuscirono a ricondurre alcune persone alla fede cattolica, ma nella maggior parte dei casi dovettero arrendersi. Ed è in quegli anni che si registrò l’avvento, se così possiamo intenderlo, degli avi spirituali di frate Antonio Bituntino. Capostipite di costoro è Domenico di Guzmán, che una volta giunto in Linguadoca e senza frapporre indugi si applicò in dispute e contraddittori con i catari. Ma, fatto eclatante, lungi dall’averli sconfitti rimase sconcertato dalla loro teologia, contestualmente ne ammirò la condotta di vita. Si convinse quindi, e in un breve arco temporale nel corso della sua missione, che bisognava vivere in umiltà e povertà come gli albigesi. Ecco i nemici assurti ad esempio! Ecco la forma, il negativo di cui si parlava in apertura, riempito dal positivo perché Domenico fonderà, dieci anni dopo la sua crociata verbale, l’Ordine dei Frati Predicatori; s’era nell’anno 1216 e ciò avvenne proprio in Linguadoca.

Va detto però che i missionari non ottennero il risultato sperato, pur sciorinando una loquacità prolissa e corroborata da una eccellente preparazione teologica. Innocenzo III, su suggerimento di Arnaud Amaury, abate di Cîteaux, confratello di Pietro di Castelnuovo, si risolse a invitare, alla fine del 1204, i suoi legati a fare pressione sui vari signori locali affinché i catari fossero espulsi da tutti i loro territori, mentre ai legati fu concessa l’autorità di deporre gli ecclesiastici sospetti. Il 13 gennaio 1208, Raimondo di Tolosa incontrò Pietro nella speranza di ottenere l’assoluzione, ma l’incontro non solo si risolse con un nulla di fatto; Raimondo espulse il legato minacciando la sua stessa vita. La mattina seguente, Pietro venne ucciso da uno dei cavalieri di Raimondo, a quel punto Innocenzo lanciò un anatema contro Raimondo e liberò tutti i suoi sudditi dal giuramento di obbedienza verso di lui. A quel punto il conte tentò un’estrema, disperata, riconciliazione con la Chiesa inviando i suoi legati a Roma, che così riuscirono a far revocare la scomunica. Ma dopo appena un anno, al Concilio di Avignone del 1209, Raimondo fu nuovamente scomunicato per non aver soddisfatto le condizioni decise in occasione della precedente riconciliazione. Innocenzo III si risolse così ad indire una crociata contro gli Albigesi, con l’idea che un’Europa libera dall’eresia potesse difendere meglio i suoi confini contro gli invasori musulmani.

Tratto da:Onda Lucana®by Ivan Larotonda

Si ringrazia l’autore per la cortese concessione.

Immagine di copertina creata dalla tecnologia con Intelligenza Artificiale.

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