Le “Murge”di Terranova di Pollino.

(Le belle immagini della Lucania)

Tratto da:Onda Lucana®by Antonio Morena

Le “Murge”, quelle di Terranova di Pollino, scoprendo: un viaggio nella diversità naturale. Il borgo si affaccia su un territorio che non smette di stupire: le “Murge”, parte dell’ampio mosaico naturale del Parco Nazionale del Pollino, sono una scena viva in cui geologia, biodiversità e cultura locale si intrecciano come pagine di uno stesso racconto. Qui la natura non è un fondale, ma un protagonista silenzioso: plasma le forme del paesaggio, definisce gli habitat, influenza i ritmi della vita nelle comunità che abitano questi luoghi. Camminare nelle “Murge” significa attraversare strati di tempo. Significa guardare una parete rocciosa come si guarderebbe un archivio: a ogni affioramento corrisponde un’epoca diversa, un processo differente, una storia fatta di trasformazioni lente e inesorabili. Eppure, al di là della scala geologica, ciò che colpisce è anche la dimensione contemporanea: un equilibrio delicato, oggi messo alla prova da pressioni ambientali crescenti.

Un paesaggio che comincia dalla roccia

La prima cosa che si incontra, anche senza essere geologi, è la complessità delle forme. Le “Murge” sono caratterizzate da un’architettura geologica in cui si riconoscono elementi calcareo-dolomitici e sedimentari, modellati dall’erosione per lunghissimo tempo. Dove il terreno “si scopre”, compaiono strati che raccontano un passato remoto, scandito da movimenti, sedimentazioni e cambiamenti dell’ambiente.In alcune aree—secondo quanto documentato e osservabile nell’assetto generale del territorio—emergono anche tracce riconducibili a attività vulcaniche sottomarine databili all’era mesozoica. È un dettaglio che, letto attraverso il paesaggio, diventa quasi cinematografico: una regione che oggi appare come una vasta trama di boschi e radure, un tempo potrebbe essere stata un luogo molto diverso, con fondali e dinamiche oggi non più visibili se non nei segni lasciati dalla roccia. Camminando lungo i sentieri, l’attenzione finisce per cambiare: non si guarda soltanto “il panorama”, ma si impara a leggere la scena. La vegetazione, infatti, non ricopre la geologia in modo uniforme: segue micro-variazioni, cerca spazi e condizioni, si adatta a pendenze, esposizioni e umidità. In questo modo la biodiversità diventa anche una conseguenza—e non solo una bellezza—della struttura del territorio.

La biodiversità come linguaggio quotidiano

Le “Murge” sono un luogo in cui la vegetazione non è statica, ma dinamica. La presenza di boschi di faggio costituisce spesso una matrice dominante: alberi capaci di trasformare la luce, di raffreddare l’aria, di rendere il sottobosco un microcosmo relativamente stabile. Accanto a loro compaiono abeti—in particolare abeti bianchi—che con il loro portamento aggiungono verticalità al paesaggio. Il risultato è un mosaico forestale in cui i colori e le forme cambiano con le stagioni, ma anche con l’altitudine e la conformazione dei luoghi. Tra gli elementi più riconoscibili rientrano anche le querce di roverella, note per la loro capacità di offrire riparo e risorse. Un ecosistema non vive solo di ciò che si vede: vive di relazioni. Ogni albero crea un habitat, e ogni habitat ospita un mondo di insetti, funghi, piccoli vertebrati, uccelli e—attraverso le catene alimentari—predatori e specie più elusive. In inverno, quando il paesaggio si semplifica e si tende a “notare” solo ciò che resta verde, l’agrifoglio emerge come presenza simbolica: riconoscibile per le bacche rosse, rende l’ambiente meno spento e contribuisce a mantenere un ritmo naturale che non si interrompe mai del tutto. È la prova di un ecosistema che continua a funzionare, anche quando l’uomo tende a rallentare. Per chi visita, il valore aggiunto sta nell’osservazione: non solo “vedere” specie, ma coglierne la presenza nella struttura del bosco, nei margini dei sentieri, nelle tracce lasciate dal passaggio della fauna. Un rapace può comparire in alto e sparire in pochi secondi; un animale può attraversare una radura al momento in cui ci si sta chiedendo se oggi sarà una giornata “fortunata”. La natura qui non promette spettacoli, ma offre possibilità.

Un equilibrio fragile: minacce e responsabilità

Eppure, mentre il territorio mostra la sua forza, le “Murge” non sono immuni. Il cambiamento climatico, insieme a fattori come inquinamento e pressioni legate alla trasformazione del territorio, può alterare la disponibilità di habitat, la fenologia delle specie vegetali e la distribuzione della fauna. In sostanza: ciò che oggi sembra “sempre uguale” potrebbe diventare meno stabile nel tempo. La fragilità, in questi casi, non è un concetto astratto. È una conseguenza concreta della complessità: più un ecosistema è articolato, più risulta sensibile a perturbazioni che ne disturbano i passaggi fondamentali. Anche il turismo, se non gestito con attenzione, può contribuire indirettamente a sovraccarichi localizzati o a comportamenti non compatibili con la tutela degli habitat. Per questo entrano in campo le azioni di protezione: Parco Nazionale del Pollino e realtà locali promuovono strategie di conservazione, educazione ambientale e turismo sostenibile. L’obiettivo non è solo “evitare il danno”, ma creare condizioni affinché la fruizione possa diventare un alleato: un modo per far comprendere valore e necessità di cura.

Storia e cultura: quando la natura decide anche il modo di vivere

Nelle “Murge”, non esiste una separazione netta tra paesaggio naturale e paesaggio umano. Terranova di Pollino è il punto d’incontro tra due storie: quella geologica, scritta nella roccia, e quella culturale, tramandata nelle comunità. Qui le tradizioni—feste, sagre, manifestazioni—non sono semplici eventi da calendario. Sono forme di relazione con il territorio: un modo per confermare che l’ambiente non è solo “da guardare”, ma da rispettare, interpretare, mantenere. Passeggiando tra le strade del paese, emergono tracce di artigianalità legate alla lavorazione di materiali come legno e pietra: pratiche che, nella loro essenza, raccontano un’economia legata alle risorse locali e a una conoscenza accumulata nel tempo. In questo senso, la natura non è solo ciò che accade fuori dai confini dell’abitato. È anche ciò che influenza linguaggi, gesti, cadenze e identità.

In cammino: sentieri, ritmo lento e incontri imprevisti

Le “Murge” si esplorano meglio con lo sguardo di chi cammina senza fretta. I sentieri offrono opzioni diverse: escursioni panoramiche per chi vuole respirare il territorio, trekking più impegnativi per chi cerca una prova fisica e un coinvolgimento totale. E poi ci sono gli incontri: il valore dell’esperienza non si misura solo nel “raggiungere una meta”, ma nel modo in cui il paesaggio reagisce alla tua presenza. Un cervo può attraversare un tratto di sentiero. Un falco può sorvolare una valle e lasciare, per minuti, la sensazione di assistere a una regia perfetta. I fiori selvatici—quando la stagione lo consente—riempiono l’aria di profumi che non si dimenticano facilmente.

È un tipo di esperienza che richiama l’idea di osservazione, non di consumo: imparare a stare nel paesaggio e a lasciarsi cambiare dal paesaggio.

Una sfida aperta

Le “Murge” di Terranova di Pollino sono un patrimonio da scoprire e, soprattutto, da proteggere. L’ecosistema racconta storie antiche, ma vive nel presente: ogni stagione aggiorna l’equilibrio e ogni scelta umana può renderlo più stabile o più fragile. Se è vero che la bellezza attira, è altrettanto vero che la responsabilità decide il futuro. Esplorare significa quindi anche capire. E capire—qui—non è un concetto astratto: è guardare la roccia, ascoltare il bosco, riconoscere le relazioni tra specie e territorio. La sfida è aperta: preservare senza rinunciare a vivere questi luoghi, trasformando la visita in un gesto consapevole.

Timpa delle Murge (1441 m): scenario geo-vulcanologico e naturalistico

La “Timpa delle Murge”, con i suoi 1441 metri, rappresenta un avamposto naturalistico di forte interesse geo-vulcanologico nell’ambito dell’Appennino Meridionale calabro-lucano. Si tratta di un’area ampia e suggestiva, capace di offrire un quadro paesaggistico di notevole valore, in cui le forme del territorio raccontano la storia del substrato geologico e delle dinamiche che hanno modellato la regione. La posizione elevata e la varietà degli elementi presenti rendono il contesto particolarmente interessante sia dal punto di vista scientifico sia per chi desidera osservare da vicino le peculiarità del territorio.

Nel quadro complessivo della “Timpa” si inserisce l’ampio scenario che ingloba la Sorgente Catusa, elemento di rilievo per la ricchezza ambientale e per il ruolo che le acque svolgono nella configurazione degli habitat e dei microambienti circostanti. La presenza della sorgente arricchisce ulteriormente l’area, creando un naturale punto di continuità tra gli aspetti geologici e quelli ecologici, con condizioni favorevoli alla vita di specifiche componenti della flora e della fauna locali.

A completare il paesaggio contribuisce anche l’antistante “Timpa di Pietrasasso”, spettacolare altura che raggiunge circa 362 metri. La sua conformazione e la sua prossimità al sistema principale creano un effetto scenografico e rendono il territorio una sorta di “corridoio” naturale, utile per la lettura del paesaggio dall’alto e per la comprensione delle relazioni tra rilievi, acque e struttura geologica. In sintesi, la Timpa delle Murge costituisce un luogo di grande fascino, dove la componente geo-vulcanologica si intreccia con quella ambientale, offrendo un’esperienza altamente significativa e memorabile.

Immagine tratta da repertorio di Onda Lucana®by©Antonio Morena 2018 03 Il Ponte di Ferro Terranova di Pollino 2019

Percorrendo il sentiero S-5 si giunge, con passo dopo passo, fino alla vetta: un punto di osservazione privilegiato da cui si può volgere lo sguardo verso il fronte opposto e scoprire le Serre, che contribuiscono a completare l’imponente struttura montuosa del Parco Nazionale del Pollino. Il paesaggio, qui, non è soltanto “scenografia”, ma un vero libro aperto scritto dalla natura, dove ogni dettaglio—dalla forma delle cime alle linee dei versanti—racconta un’evoluzione lunga secoli, fatta di trasformazioni lente e di passaggi decisivi. Giunti in prossimità dei punti più alti, la vista si apre e il contesto diventa ancora più ricco. Tra i protagonisti del luogo spicca il Pino Loricato, una presenza significativa non solo per la sua importanza naturalistica, ma anche per ciò che simbolicamente rappresenta: la capacità della vegetazione di adattarsi alle condizioni più difficili, resistendo e ricostruendosi nel tempo. La sua presenza restituisce una sensazione di continuità e, allo stesso tempo, di fragilità; caratteristiche che invitano a osservare con attenzione, senza disturbare e senza lasciare tracce superflue, mantenendo l’equilibrio di un ambiente prezioso.

L’attenzione, però, non può fermarsi alla sola componente vegetale. Sul soprassuolo si notano infatti numerosi accumuli di detriti rocciosi morenici, distribuiti in modo evidente lungo alcune aree del percorso e ai margini delle zone più esposte. Si tratta di materiali che testimoniano un passato ben più remoto: residui del passato glaciale, quando condizioni climatiche diverse hanno modellato il territorio, dando origine a forme e depositi ancora leggibili. Quei detriti non sono semplice materiale “sparso” sul terreno, ma indizi concreti dell’azione dei ghiacciai e dei processi di erosione avvenuti nel tempo, che hanno contribuito a scolpire la morfologia del Pollino e a definire l’aspetto attuale del paesaggio. In questo modo, il sentiero S-5 diventa un percorso capace di unire tre dimensioni spesso separate: la lettura geo-morfologica, la comprensione naturalistica e la dimensione selvicolturale. Camminando, infatti, si percepisce come le condizioni stazionali—altitudine, esposizione, disponibilità di suolo, umidità e microclima—influenzino la presenza e la distribuzione delle specie vegetali, e come la storia del territorio abbia preparato il terreno a una vegetazione che, oggi, appare come risultato di un equilibrio dinamico. Anche le dinamiche legate alla gestione forestale e alla resilienza dei sistemi naturali trovano qui un contesto concreto, dove osservare significa imparare: osservare la relazione tra roccia, suolo, detrito, radici e rinnovamento.

Questo è, dunque, un luogo che merita di essere visitato tutto l’anno, perché ogni stagione offre una chiave di lettura diversa. In inverno e in autunno il paesaggio assume un carattere più severo e i contrasti aumentano; in primavera la vegetazione riprende vigore e rende più facile la lettura delle forme e dei ritmi naturali; in estate, invece, la luce e la visibilità permettono di distinguere meglio i dettagli del terreno e delle strutture montuose. Tornare in tempi diversi significa comprendere che lo stesso itinerario non viene mai “visto” davvero una volta sola: cambia il colore, cambiano le condizioni, cambia la percezione, ma rimane costante il messaggio di fondo. È un racconto scolpito da Madre Natura nel cuore del Sud Italia, e sta a noi avvicinarci con rispetto, curiosità e responsabilità, per trasformare una semplice escursione in un’esperienza piena di significato.

Informazioni per i visitatori

Come arrivare: Terranova di Pollino è raggiungibile in auto, con strade che collegano l’area alle principali città tra Basilicata e Calabria, con bus da Senise o i borghi limitrofi lucani con i vari Bus Terminal.
Quando andare: primavera e estate sono ideali per le escursioni; autunno regala colori e atmosfera particolari nei boschi.
Cosa fare: escursionismo, birdwatching, fotografia naturalistica e tour culturali nel paese.

Per aggiornamenti su percorsi, iniziative e attività, è consigliato consultare il sito ufficiale del Parco Nazionale del Pollino e gli uffici turistici locali.

Immagini interne e di copertina tratte da repertorio di Onda Lucana by Antonio Morena.

Tratto da:Onda Lucana®by Antonio Morena

Riproduzione Riservata.

 

 


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