VIII Edizione del Festival Antiche Radici “Rrënjë të Vjetra”.

Tratto da: Onda Lucana®byAntonio Morena

San Paolo Albanese (PZ) – 23/24/25 Ottobre 2026, VIII Edizione del Festival Antiche Radici “Rrënjë të Vjetra”. Il Festival Antiche Radici, giunto ormai alla sua ottava edizione, nasce con un obiettivo chiaro e profondo: celebrare e custodire il ricco patrimonio culturale della comunità arbëreshe, fatta di memoria, linguaggio, gesti, suoni e ritualità tramandate nel tempo. In un’epoca in cui tutto corre veloce e spesso rischia di perdere radici, questo appuntamento diventa un luogo di incontro e di consapevolezza, capace di valorizzare le tradizioni autentiche e di renderle vive davanti alle nuove generazioni. “Rrënjë të Vjetra”, ovvero “Radici Antiche”, è infatti il cuore simbolico del Festival: un richiamo alla forza delle origini, alla continuità della cultura e alla necessità di proteggere ciò che ci appartiene, non solo come patrimonio storico, ma come esperienza comunitaria quotidiana. Durante le giornate del 23, 24 e 25 ottobre 2026, San Paolo Albanese si trasformerà in un palcoscenico di narrazioni musicali e di partecipazione corale, dove la tradizione non resterà relegata ai libri o alle teche, ma tornerà a risuonare con la presenza viva di musicisti, cantori, danzatori, associazioni e famiglie. Le musiche, i canti e i balli si intrecceranno con suoni antichi capaci di evocare atmosfere, riti e storie che attraversano i secoli: tra questi troveranno spazio le sonorità della zampogna, della surdulina e del tamburello, strumenti che non sono soltanto strumenti musicali, ma veri e propri veicoli culturali.

La zampogna, con le sue note piene e avvolgenti, porterà con sé l’eco di un mondo contadino e pastorale, fatto di stagioni, lavoro e feste; la surdulina, più agile e penetrante, contribuirà a costruire linee melodiche dal carattere distintivo, capaci di guidare l’ascolto e sostenere la danza; il tamburello, infine, con il suo ritmo deciso e la sua energia collettiva, farà da battito centrale, unendo le persone in una partecipazione che è insieme culturale e sociale, quasi un modo per “riconoscersi” anche senza parole. Attraverso questi suoni, il Festival offrirà un percorso in cui ogni esecuzione musicale sarà anche un racconto: una melodia potrà rimandare a un ricordo di famiglia, un coro potrà custodire un modo di cantare che è stato tramandato, un ballo potrà esprimere ruoli, legami e relazioni tipiche della comunità. In questa cornice, i canti e le vocalità arbëreshe assumeranno un valore speciale, perché rappresentano una parte essenziale dell’identità: la lingua, le inflessioni, le cadenze e le modalità interpretative diventeranno protagoniste insieme alla musica strumentale, dimostrando come la cultura non sia mai soltanto “spettacolo”, ma anche memoria viva e trasmissione. Le tradizioni presentate nel corso dell’evento racconteranno la storia della comunità arbëreshe con un linguaggio immediato e universale, accessibile tanto a chi vive questi usi quotidianamente quanto a chi vi si avvicina per la prima volta. Ogni momento del Festival sarà pensato per favorire l’incontro tra generazioni: i giovani, chiamati a partecipare, non saranno semplici spettatori, ma saranno incoraggiati a comprendere il senso profondo dei gesti che vedono, a imparare i passi dei balli, a riconoscere le melodie, a fare domande e a costruire nuove competenze.

Allo stesso tempo, gli anziani e i custodi della tradizione avranno uno spazio fondamentale, perché la trasmissione culturale avviene quando la conoscenza non resta astratta, ma viene condivisa, raccontata e resa concreta attraverso esempi, ricordi e pratiche. Questo scambio intergenerazionale rende il Festival un ponte reale tra passato e futuro: “Rrënjë të Vjetra” non significa soltanto guardare indietro, ma significa anche assicurare che le radici continuino a nutrire, a crescere e a diventare futuro. La cornice territoriale del Parco Nazionale del Pollino offre inoltre un valore aggiuntivo: i territori del Pollino rappresentano da sempre un ambiente in cui le comunità hanno costruito la propria identità attraverso il rapporto con la natura, con la montagna, con i ritmi della vita e con la socialità. In questo contesto, la cultura arbëreshe si esprime in modo particolarmente significativo, poiché ogni tradizione musicale e ogni forma di aggregazione diventano anche un modo per raccontare il territorio e per riconoscere la bellezza di un patrimonio che non è isolato, ma dialoga con l’ecosistema umano e paesaggistico che lo circonda.

Proprio per questo, il Festival non è pensato come evento chiuso nei confini di un solo luogo, ma come occasione capace di coinvolgere l’intera area del Parco Nazionale del Pollino e di rafforzare i legami tra comunità diverse. Durante le giornate del 23, 24 e 25 ottobre 2026, il pubblico potrà assistere a momenti di musica e di danza che mettono in evidenza l’unità tra espressione artistica e identità collettiva: il ritmo non sarà mai fine a se stesso, ma accompagnerà la socialità, creando occasioni di condivisione e di rispetto reciproco. Le esecuzioni, le performance e le partecipazioni corali tenderanno a trasformare l’atmosfera in un “cerchio” comune, dove ognuno può sentirsi parte di qualcosa di più grande. Sarà un viaggio in cui la tradizione viene celebrata con cura, senza perdere autenticità, e in cui la valorizzazione non significa solo mostrare, ma anche custodire: custodire significa mantenere vive le tecniche, rispettare i repertori, riconoscere il valore delle scelte artistiche e dare continuità al lavoro che Associazioni e operatori culturali svolgono con dedizione. In questo senso, il Festival Antiche Radici diventa anche un progetto culturale di responsabilità: promuovere le tradizioni arbëreshe vuol dire difenderle dall’oblio, renderle visibili e farle diventare motivo di orgoglio per la comunità locale. Ma vuol dire anche educare alla diversità culturale, perché le radici di una comunità sono un patrimonio di tutta la società: conoscere, ascoltare e partecipare a un festival di tradizioni significa imparare a riconoscere l’importanza di culture plurali, nate dalla storia, dalle migrazioni, dalle trasformazioni e dalla tenacia con cui un popolo decide di non disperdersi. “Rrënjë të Vjetra” richiama dunque una visione di futuro: un futuro in cui le tradizioni non scompaiono, ma si rinnovano attraverso la partecipazione, la creatività e l’impegno di chi continua a tramandare.

Le giornate di Festival saranno un’occasione per vivere esperienze autentiche, per ascoltare musica antica con attenzione e rispetto, per osservare i balli come espressione di comunità e per scoprire quanto sia ricco l’universo sonoro creato da strumenti come zampogna, surdulina e tamburello. Ogni nota, ogni gesto, ogni coro, ogni passo contribuirà a rendere concreta l’idea di identità come qualcosa che si costruisce insieme, giorno dopo giorno, nell’incontro tra persone che condividono una memoria comune. In definitiva, il Festival Antiche Radici “Rrënjë të Vjetra” del 23/24/25 ottobre 2026 a San Paolo Albanese rappresenta una celebrazione piena e responsabile del patrimonio arbëreshe: celebrare significa dare spazio alla musica, ai canti e ai balli; custodire significa garantire continuità e trasmissione; unire significa costruire legami tra generazioni, comunità e territori. Questo evento, collocato nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, continuerà a raccontare la nostra storia, a preservare la nostra identità e a trasformare le radici antiche in forza viva, capace di nutrire il presente e di aprire nuove prospettive di appartenenza e condivisione per tutti.

Immagine di copertina e interna tratte da Web.

Tratto da: Onda Lucana®byAntonio Morena

Riproduzione Riservata.


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