Il più bel mare non è semplicemente mare. L’arte di Lucia Colella.
Tratto da:Onda Lucana®by Angela De Nicola
Il mare lontano. Quanto sia lontano il mare per chi abita tra le mille curve di una montagna, lo dice bene il desiderio. Quanto una donna sia resiliente alle curvature, forti o meno forti della vita, lo dice l’arte. La pittrice che conserva il mare dentro gli occhi e di cui ho pian piano iniziato a capire volto e bellezza di una irripetibile e singolare resilienza, vive appena dopo una strada fatta di parecchie curve, poco frequentata, da cui spunta un piccolo ma grazioso lembo di montagna, uno dei tanti della nostra Basilicata.
Ho conosciuto Lucia Colella in occasione di una collettiva pittorica a Rionero in Vulture (Pz) nel dicembre 2023 e dal piccolo ma forte albero della nostra amicizia ancora in boccio, sono nati fiori che raccontano di molte forme libertà. Libertà fresche, vivide e spumose, mai stanche, mai retoriche, infinite forme di libertà tratte da pensieri ponderati e maturi: libertà anche culturalmente affascinanti come quelle che si sprigionano dalle onde che cavalcano eternamente il mare. Le parole che ci hanno fin da subito unite e connesse si sono declinate pian piano entro quella discreta e forse proverbiale “voglia di riscatto” che ci accomuna, un riscatto difficile e lento, che implica una certa resistenza alle spigolosità della vita.
Una resilienza, un desiderio ostinato e cionondimeno progressivo… insomma, quella leggenda dell’essere o non essere che forse non è poi tanto leggenda quanto piuttosto pena reale, quel pungolo senza fine che accomuna un po’ tutte le donne del Sud, la loro non sempre semplice quotidianità, quel pesante anonimato da condividere tra nebbie e odori di mosto e castagne, misto a quell’odore fugace ma intenso, possibile, di episodiche soddisfazioni da guadagnare con le unghie e con i denti; quel riuscire, per chi resta, in qualcosa che sia legato più al dare che all’avere e al di là di un tempo stretto, come di qualcuno che almeno poco ha contribuito… soddisfazioni che, a pensarci bene, agli altri sembrano di cartone, mentre al tempo stesso ci si affanna paradossalmente a mantenerle in vita con la stessa tenacia di chi magari pensa a guadagnarsi il classico posto di rilevo nell’establishment delle grandi città, di quelle che fanno veramente la Storia.
Lucia è come me una donna di questo Sud nascosto, il sud del sud che vuole ancora farcela nell’orgoglio dell’onestà. Lucia è ancora un’altra donna che fa parte di questa leggenda non leggenda, o meglio di ciò che alcuni chiamano addirittura favola irreale e fuori tempo massimo, un sogno coraggiosamente ancora puro, un tentativo di costruire piccole grandi storie. Si scorge subito in lei il ritratto di una persona dolcemente forte, di una donna che dopotutto in questo Sud non ci è sempre stata, quindi sa bene quali sono le fatidiche differenze. E tra il fare per essere e l’essere per fare, Lucia si è scelta ad un certo punto la parte migliore: quella che fa di lei un’anima nata a respirare la costante e non facile ricerca del Bello insito nelle cose silenziose e discrete, quelle che sono il leitmotiv di questo Sud; le cose seconde, quelle che diamo per scontate e di cui tutti almeno una hanno avuto a che fare senza particolare esaltazione: quelle cose, insomma, poste all’antitesi dell’eclatante.

E’ per questo che la sua ricerca artistica mi è parsa fin dal primo momento il possibile ed emblematico riassunto di tante di noi, donne della piccolissima provincia, donne dalle piccole grandi storie, esseri di cui si può star tranquilli non si parlerà quasi mai, figure pulite a cui basta una luce anche poco invadente per dare il proprio contributo per un fugace ma intenso brillìo a questa quotidianità, a questo scorcio di tramonto di una qualche civiltà globale nel frattempo iniziata dall’altra parte del mondo… un brillìo e un valore genuino, autentico, un desiderio di Bellezza che sa decisamente di altri tempi (qualcuno direbbe un po’ troppo poetico, ma lasciamolo alle sue ultramoderne convinzioni) un brillìo e una luce che però non deve fare i conti con nessun tipo di compromesso per poter illuminare sé stessa e anche gli altri.
Non è un mondo maschio, ci ripetiamo spesso con Lucia: chi pensa questo si sbaglia ed è rimasto indietro; è solo un mondo complesso, con possibilità che diventano via via più esigue proprio perché confuse, fagocitate dai più grandi cambiamenti del millennio… possibilità moltiplicate, sì, ma in maniera abbagliante e poste per giunta entro un melting pot virtuale che scaraventa violentemente il secolare sistema Sud ai piedi della Signora Globalizzazione, sacrificandone peculiarità, originalità, silenzio e pace… e l’orientamento per essere se stessi diventa così sempre più difficile, lo è quasi quanto annusare la propria pace, la ricerca del proprio equilibrio identitario, la facoltà stessa di poter essere ancora integri e dignitosi anche dentro un apparente poco, in una lontana periferia che qualcuno dice poco ricca e poco arricchente.
Da noi non è mai stato semplice e ancora non è semplice farsi un’identità forte, decisa, coerente, riuscendo peraltro a lasciare in eredità un messaggio valido: e che fortuna allora se si è donne e si è al Sud a poter aver a che fare con l’Arte, perché paradossalmente al Sud l’arte rappresenta la sola via di fuga decente e non compromessa, per fortuna L’Arte qui è e resta ancora quella che è, la figlia gentile e discretissima della non complicanza, della gratuità, dell’immediatezza, della semplicità, del più lineare desiderio… la bussola al migliore degli orientamenti per ritornare nella casa della propria anima.
Sì, perché fortunatamente l’arte qui da noi appare ancora a chi vuole, non è esercizio di narcisismo, né scorciatoia di guadagno, bensì cosa pacifica e lenta come il lievito madre impastato da mani sapienti e silenziose; e il suo mistero da sciogliere e amalgamare è legato semplicemente a quel rituale eterno che da sempre ammalia gli animi gentili, i quali si accorgono della sua presenza e poi se ne prendono cura, proprio come si fa con il pane – la cosa più sacra e semplice del mondo – che ancora qui qualcuno fa a mano nei forni privati, quelli dei locali-taverna sotto le case. E Lucia Colella la sua arte la cura come si cura il pane. Ci crede. La venera, Lucia, come il frutto lento e dorato proveniente dalla terra. Placidamente, senza ansie o scadenze. Lei sa che l’arte è quel germoglio senza tempo, un granaio sorridente che garantisce dispense di saggezza e d’amore lungo tutto il corso della vita. Lucia Colella cura le sue tele con uno sguardo lento e lievitante che è puntualmente lo sguardo della meraviglia, pronto ad accrescere la Libertà, il Desiderio e la Nostalgia: un sentimento ispirativo complesso in un vestito iconico infondo molto semplice, una forza che fa del poeta per immagini quell’arbusto solitario piantato con rigogliosa sorpresa in un bosco dopo una strada piena di curve, in quella linea d’aria così complessamente lontana dall’oggetto del Desiderio, dal Mare. Il mare dicevo.
La libertà e quell’anelito all’infinito che caratterizzano da sempre l’essere detto altrimenti umano. Un punto fermo questo mare per Lucia Colella, un punto fermo questa libertà che rischia di assottigliarsi in un mondo omologato al vincente, in un mondo che corre dietro l’inutile carro che acclama il festante, in un mondo che non ha capito ancora quello che Leonard Cohen o Pierpaolo Pasolini andavano ripetendo: la Bellezza è cosa lontana dagli sguardi indiscreti, la Bellezza è vuoto a perdere, la Bellezza è lontana daal facile festa, la Bellezza come la Misericordia riesce ancora a farti credito ed è la cosa più lontana dall’ardore necessario di fortuna. La Bellezza è bella come può esserlo l’onda silenziosa del mare all’aurora e al tramonto, quando reclamano la loro inafferrabile e ammaliante solitudine. Perché il profumo del mare puro, quello solitario che spesso lei dipinge, quello senza il contorno della gente, quel Mare che in Lucia Colella mi sembra essere la categoria massima della Nostalgia, della Libertà, del Desiderio, è vero, forse non riesce ad inerpicarsi fin sopra le vette delle sue montagne. Ma la carica del suo ricordo, quella sì, quella lo riesce a fare.

Il bagliore del colore di quel mare che rimane impresso come su una polaroid o come su carta carboncino, è identico, forse anche più abbacinante dell’originale. E’ il flash della memoria del desiderio che da sempre ha il compito di ridare i c olori più autentici al tutto, facendoci ritornare laddove siamo stati veramente noi stessi. E’ questo che l’osservatore attento riuscirà a vedere ogni volta nelle tele di Lucia, dentro i suoi scatti fotografici, dentro un mare che talvolta è ricreato in maniera evidente, altre volte invece è nascosto tra gli oggetti che gli sono più antitetici e quasi disperatamente lontani. Una forza c’è in Lucia Colella che supera il semplice clichè naturalistico, la descrizione pittorica oggettiva, l’apparente “scontatezza” o la cosiddetta “banalità della forma” all’osservatore annoiato: una forza c’è che nella sua linearità e semplicità ci arreca invece il disturbo, anzi l’inquietudine, e meglio ancora la vera e propria ansia di andare ad interrogarci sul punto esatto in cui ci siamo persi, sul momento fatidico in cui siamo riusciti ad auto ingannarci in quel viaggio del non ritorno che ci ha tolto la pace, la dimensione dell’essere umano, rendendoci stupidamente vincenti, banalmente sempre sotto i riflettori.
E allora, guardare una tela di Lucia Colella è conservare con lei il mare dentro ogni pennellata, il mare dentro gli occhi e nell’ispirazione e – ripeto – non perché l’artista dipinga o scelga sempre e solo il mare come soggetto ispirativo, ma semplicemente perché l’interrogativo che lo sottende, la forza che lo fa desiderare come nascosto in ogni cosa, è esattamente la stessa forza che ci fa capire cosa siano realmente Desiderio, Libertà, Nostalgia. Dunque, guardare con forza metaforica le tele della Colella è avere come la forza di crescere, di puntare a ciò che non è quasi mai a portata di mano. Guardare a questo mare inarrivabile di Lucia è come annusare la forza di una lontananza che costruisce, o anche farsi spingere dall’ispirazione che forma e dà Forma, vero Significato alla vita che poi è Significare. Guardare a quel Mare conservato dentro ogni gesture di questa artista, è quasi capire dal di dentro – e con parole che nemmeno questa recensione può spiegare – cosa sia la categoria della Nostalgia, quella della Dolcezza della mancanza, quella del Desiderio di una costruttiva Libertà che ci rende veramente uomini e donne.
Lucia Colella, come artista è poi una donna ammirevole: una volta portato al termine il proprio lavoro pittorico, lascia fare al tempo e alla grazia stessa dell’Arte… dipingere non è necessariamente arrivare; e chiaramente non è mai mettere punto. E non è remissività o fatalismo quel non cercare a tutti i costi la propria promozione, il proprio palcoscenico: un’immagine dipinta, creata dal nulla, ha il suo linguaggio unico e irripetibile e intimo che arriva esattamente a colui che deve arrivare e nel tempo prescelto. Perchè l’acquirente non è mai un cliente forzato all’acquisto del bene artistico, ma piuttosto quell’anima che corrisponde naturalmente e per forza di Desiderio, di Amore e Nostalgia dell’Essere, al manufatto. E, infondo, è come se la tela fosse, per meglio dire, proprio quella parte di dialogo iniziato e mai finito che manca all’onda dell’ispirazione o all’onda del Bello che chiama, e che in questo caso specifico – nella poetica della Colella – chiama a ricongiungersi a quella famosa Libertà, a quel famoso “Mare”. Perché, come spesso insieme abbiamo riflettuto con Lucia, se decidi di acquistare una tela, allora quella tela è tua veramente, proprio perché si è presentata come riflesso immediato ed indiscusso di quella parte di te che da tempo ti mancava.
Ed è esattamente così per Lucia anche quando dipinge: il gesto pittorico è il suo eterno ricongiungimento alla sua parte perduta, alla parte poco raggiungibile del sé, persa in qualche sperduta montagna… quindi, di riflesso, è quella parte che può mancare anche all’io perduto nei sud di ognuno di noi. E’ la dinamica infondo palese, delle metà platoniche che si ricongiungono in questo noi mancante e nostalgico che come umani siamo costretti a vivere, questo gioco platonico che dopo l’amore, solo l’arte che è spiritualità può (almeno per un attimo) portare a termine. E che l’oggetto ispirativo e di ricongiungimento al Perfetto per Lucia sia Mare, che sia Barca o che sia Foglia o anche Fiore, che sia quello scatto fotografico che si concentra sulle diverse fasi o sui tempi di una natura tipicamente montana, ciò che conta è ogni volta davvero provare a ricomporre per un attimo quel ricongiungimento all’Uno Spirituale, o anche solo riuscire a stemperare perfettamente, nel bagno del colore della tela o nello scatto di una reflex, quella ferita che nasce perché nasciamo umani, quel bruciore che aumenta nell’imperfezione della nostalgia e del desiderio che ci rende fragili ma tanto fascinosamente mortali.
E in tutto questo meccanismo, qualcosa sorprende ogni volta la Lucia artista, la Lucia creatrice e donna, come fosse la prima volta, dandole però al tempo stesso l’unica vivificante certezza: e cioè che la Bellezza semplice e archetipica, l’eterno modello iconico che mai stanca l’artista, è davvero prima ed ultima garanzia dell’Arte, quella garanzia che cioè ci assicura la ricucitura dello strappo umano ancestrale come sempre e comunque possibile, la garanzia che fa dell’antico platonico ricongiungimento all’infinito, la matrice di una Libertà fugace ma intensa. Attraverso l’arte Archetipica di Lucia Colella, laddove si nasconde la perfezione lontana e nostalgicamente desiderabile di quel Mare, è dunque possibile per un attimo il fatidico ritorno alla perfezione… perché un’interezza ricca di significato è sempre riservata ai puri, alle anime gentili, alle persone che creano ma anche a quelle che si trovano ad osservare. Ed è questo il cerchio dell’arte, lo stato di grazia che di volta in volta si rinnova: per chi crea e per chi osserva, per chi riconosce nella creazione umana un momento aureo, da rispettare e quindi da valorizzare e magari riconoscere come tentativo professionale e non solo come mero “passatempo”.
Il Mare non si divide mai. Né mai muore. Siamo noi ad essere divisi e a cercarlo ogni volta come si cerca il pane. Mai muoiono la Libertà, il Desiderio, la Nostalgia e l’Idea, l’Ispirazione che li ricongiunge e li spiega: gli artisti tutto questo lo sanno. E Lucia Colella, da sempre, ha istintivamente appreso che proprio quel “Mare” è il principio di tutto questo, la mistica onda. Da ricercare, ostinatamente. Ma con assoluta calma. Anche se qualcuno, nel frattempo, ti sottovaluta perché sei donna e vivi al sud. Ma tu puoi far sì che chiunque veda e osservi, comprenda pian piano la vastità incredibile del tuo Mare. Il Mare di chi è puro, quello che ognuno porta e conserva in una nicchia poco frequentata del sè, pronto a ricopiarselo su di una tela, pronto a renderselo familiare, a contemplarlo su uno scatto che ne ferma il flusso e l’impeto e non certo per il solo, mero gusto delle apparenze o delle capacità tecnico-realistiche. Perché da sempre c’è molto altro in quel mare nascosto: e fortunato chi lo comprende.
Fortunato chi coglie quella poesia che giace dietro le mille curve di una montagna lontana da qualsiasi spiaggia e che riesce poi anche ad andare oltre. Perché non importa se chi crea è costretto a vivere la sua periferia, il suo sud o la sua montagna: il più bello dei mari, si sa, è quello che nessuno di noi ha ancora navigato. E’ quello che si nasconde dietro un piccolo lembo di montagna o di solitudine e che fa del poeta per immagini quell’arbusto pieno di frutti, sorprendentemente piantato in un bosco dopo una strada piena di curve, in quella linea d’aria così complessamente lontana dalle spiagge. Il più bel mare è quello che vediamo per mezzo della tela ma soprattutto oltre la tela e oltre il disegno. Il più Bel Mare è quello che non abbiamo dipinto e non abbiamo osservato ancora. E’ quello che, come Lucia Colella, anche noi sapremo portarci dentro gli occhi e imparare per sempre a dipingere e a conservare.
Tratto da:Onda Lucana®by Angela De Nicola
Si ringrazia l’autore per la cortese concessione. Immagini di copertina tratta da repertorio di Angela De Nicola.
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