Prefazione “Shtridhelja”
La “Shtridhelja” è molto più di un semplice prodotto agroalimentare; è un simbolo della tradizione culinaria di San Paolo Albanese, un piccolo comune ricco di storia e cultura. Questa pasta fatta in casa, preparata con ingredienti genuini e secondo ricette tramandate di generazione in generazione, rappresenta un legame profondo con le radici e le tradizioni familiari.
Nel contesto del “pranzo della domenica”, la Shtridhelja assume un significato speciale: è un momento di convivialità, di condivisione e di celebrazione. In un mondo che corre veloce, riscoprire il valore di un pasto preparato con cura, come la Shtridhelja, ci ricorda l’importanza di rallentare e apprezzare le piccole cose. Ogni boccone racconta storie di famiglie riunite attorno a una tavola, di risate, di ricordi e di affetti.
Questa prefazione si propone di immergersi nel mondo della Shtridhelja, esplorando non solo le sue origini e la sua preparazione, ma anche il contesto culturale e sociale che la circonda. Dalla scelta degli ingredienti freschi e locali, alla maestria artigianale che accompagna la creazione della pasta, ogni aspetto rivela l’amore e la dedizione che si celano dietro questo piatto tradizionale.
Con l’auspicio di ispirare le nuove generazioni a mantenere vive queste tradizioni, vi invitiamo a scoprire e a gustare la Shtridhelja, un autentico simbolo di identità e appartenenza alla comunità di San Paolo Albanese. Che ogni piatto servito sulla vostra tavola diventi un invito a ritrovare il calore delle radici e la bellezza della condivisione.
Onda Lucana – Redazione.
Shtridhelja Shën Paljit
Prodotto Agroalimentare di San Paolo Albanese.
“Shtridhelja” Shën Paljit è un prodotto agroalimentare tradizionale di San Paolo Albanese; è una pasta di casa, tipica del paese, “per il pranzo della domenica”.
Si prepara mettendo farina di grano tenero e duro ( al 50% ciascuno ) su una spianatoia (qedhi ), con l’aggiunta di acqua, olio, uova e sale. Si lavora l’impasto fino a renderlo omogeneo e morbido.
Si divide l’impasto, così ottenuto, in panetti. Ciascun panetto viene bucato, poi, al centro con il raschiatoio ( Kesistra).


Infilate le mani, si inizia ad allargare a “ruota” il panetto, comprimendo l’impasto. Si cosparge con molta farina e si assottiglia sempre più la “ruota”, che si allarga man mano. La si raccoglie, quindi, ” a matassa”in una mano e si continua a stringerla in modo da assottigliarla sempre più.
Raggiunta la dimensione voluta, si tagliala matassa ai due estremi, ottendendone, così, tanti fili, a forma di parallelepipedo, lunghi 30-40 cm e dello spessore di circa mezzo centimetro.
I fili prodotti vendono ,infine, adagiati su una tovaglia infarinata e lasciati ad asciugare, prima di essere cotti per il pranzo.
Annibale Formica – Si ringrazia l’autore per averci concesso il testo e il materiale fotografico.
Tratto da: Onda Lucana® Press
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